Thursday, July 10, 2008

Bali: il Paradiso può attendere!

Bali, 30 giugno - 9 luglio

Questo viaggio nasce per caso, dopo aver ceduto alle tentazioni di un pacchetto super conveniente pescato per caso in un'agenzia viaggi sotto l'ufficio qualche settimana fa....
I piani originari prevedevano che un posto come Bali, per la distanza ragguardevole e la difficoltà delle onde, magari lo avrei progettato con più calma, ma di fronte ad una buona occasione ci siamo buttati e siamo partiti, giusto il tempo di impacchettare la 6.4 verde, verde come la speranza che potesse cavarsela al meglio in quel posto dove le onde arrivano con tutta la potenza accumulata dopo varie migliaia di km percorsi partendo dai "40 ruggenti" e senza incontrare alcun ostacolo.

domenica, 29 giugno
dopo i due giorni trascorsi a Singapore, un melting pot incredibile di tradizioni, culture, religioni e cucine che lascia stupiti soprattutto per l'efficienza, la pulizia e la gentilezza delle persone nonché il senso di sicurezza che vi si avverte in ogni angolo, e dopo un'abbuffata di specialità cinesi come il granchio al chili di Yun Cha a Chinatown
e una selezione di piatti indiani in Little India, arriviamo a notte inoltrata nel nostro incredibile hotel a Legian Beach. Da lontano si sente ruggire il mare, che sembra dare voce ai mostri in pietra lavica messi a guardia delle ville Javanesi che attraversiamo per raggiungere la nostra più umile stanza.

lunedi, 30 giugno
al mattino del lunedì, Legian Beach si presenta con tutta la sua forte personalità: 2 metri e mezzo di furioso closeout che si estende da Kuta a sud fino al nord della spiaggia.... una vera ghigliottina che affronto incurante (ed anche un po' ignorante) con tutta la voglia che ho di riassaggiare l'oceano indiano....
il risultato è ovviamente disastroso: vengo catturato ogni tanto da qualche set gigantesco che mi si chiude ad un metro davanti e mi tiene giù un tempo pari al volo Malpensa-Singapore, ma senza il servizio ristorazione offerto dal personale di bordo (peraltro decisamente affascinante con gli abiti tipici).
Esco con le orecchie piegate, pronto ad un piano alternativo per i giorni successivi, visto che la mareggiata in corso è effettivamente grossa (9-10 ft, dicono). Fuori per strada, vengo subito "assalito" da tassisti alternativi, ovvero non ufficiali, con i quali puoi negoziare un "daytrip" o un "transport" verso la meta che vuoi, con lui che ti aspetta in macchina. Scopriamo che questo è decisamente il modo migliore per muoversi evitando rischi colossali di incidenti visto il modo in cui i Balinesi si spostano per strada, in auto e soprattutto in moto. Il primo giro lo facciamo verso la penisola di Bukit, terra dei migliori e piu famosi (e off-limits per me) spot Balinesi. Il nostro autista (e lo sarà anche nei due giorni successivi) Made, ci porta prima a vedere il tempio di Uluwatu, infestato di scimmiette che sono pronte a portarti via qualunque cosa attragga la loro attenzione e poi la famosa "The Cave".
Qui lo spettacolo è impressionante: un'onda sinistra ampiamente overhead che rompe (siamo in dead low tide) in prossimità del reef e prosegue lentamente nelle sue varie sezioni, soprattutto "racetrack", che sembra talmente lenta che diventa quasi fattibile per un comune mortale come me.... beh questa era almeno la prima impressione, ma tremo ancora al ricordo del boato che faceva l'onda quando schiaffeggiava il reef.... prima di andare via aiuto uno strano orco hawaiiano a risalire il suo paddleboard di 11ft su per i ripidi gradini della grotta, e chiedo a Made di mostrarci Padang Padang. Lo spettacolo è, se possibile, ancor piu impressionante del precedente.... Sembra di sfogliare la copertina di una rivista di surf, è invece l'onda a muoversi davanti ai miei occhi.... resto senza parole al pensiero di come quella sinistra rompa su poche decine di cm di acqua prima di un reef tagliente come un rasoio!
Ultima tappa è la zona di Dreamland, dove mi trovo davanti una destra ripidissima e decisamente grossa (i set erano molto piu grandi di quello fotografato) che finisce in pochi metri ed una sinistra piu lunga. A sinistra una gran folla popola il vicino reef di Bingin, e piu lontano si possono vedere le sinistre lunghissime di Impossibles.

martedi, 1 luglio
Dopo aver constatato che la swell era decisamente sopra i miei limiti, decido stoicamente di provare altri posti, se non altro con la speranza che siano almeno meno affollati. Con il fido Made contratto un daytrip a Canggu (si legge Chan-gu) che è a un'oretta circa da Legian (una trentina di km, ma il traffico è spettacolare....). Canggu è una spiaggia scura, vulcanica ovviamente, su cui rompe tendenzialmente una destra da un lato e una sinistra li vicino.
Ci arriviamo: il posto fa decisamente schifo, le onde sono incrociate, il mare attivo e grosso tanto per cambiare.... mi sembra la classica Versilia con mare mosso e bomboloni all'orizzonte; dopo vari minuti di riflessione decido di entrare. Faccio fatica ad uscire ma alla fine raggiungo il picco dove fa la destra, andando a fare compagnia ad un tizio che fino ad allora se la surfava da solo. Ci salutiamo ed aspettiamo.... Finalmente arriva la mia occasione per sbarrellarmi, remo, comincio a partire, mi giro alla mia sinistra e.... ecco che il mio vicino è in piena discesa libera, un paio di metri sotto di me, con la merda agli occhi (spaventato piu dall'ipotesi che i miei 80kg potessero cadergli addosso con tanto di 6.4 retro che dall'onda di per se). Mi faccio tranquillamente indietro, conto fino a 10 per non incazzarmi (ma non con lui che poaretto era in precedenza.... col mondo...): 1....2....3.....4......5............... SBATABAAAAAMMMMMM mi becco il mostro che arriva dietro, vado giù per diverso tempo, mi "godo" la discesa in apnea in pieno stile "Le Grand Bleu" di Luc Besson, comincio a pensare "ma quando cazzo finisce 'sto film?" e finalmente risalgo su..... SBATABAAAMMMMM ancora.... questa volta però sono finito nell'UNICO punto in cui a Canggu ci stanno le rocce..... mi grattugio la caviglia destra che porta ancora i segni, la tavola sul tail e decido, sputando acqua, sabbia e batik indonesiani, di rientrare.

mercoledi, 2 luglio
ci riprovo il giorno dopo, destinazione Medewi, il posto più mellow di Bali, con il suo point sinistro e l'onda piu lunga dell'isola, una specie di Malibu allo specchio. Per arrivarci bisogna farsi tutta la strada che costeggia la zona occidentale di Bali; questo significa che ci si può avventurare in una zona non troppo battuta dal turismo, godersi vari templi (soprattutto quello di Tanah Lot, che però sembra come frequentazione il Fiordaliso al sabato pomeriggio) e le risaie che caratterizzano l'isola. Arriviamo a Medewi a ci troviamo di fronte questo spettacolo....
il tempo di dire a Paola "vado, li spacco e torno" che, munito di calzari (il fondale è fastidiosamente popolato di ricci di mare e rocce che, se pur non reef vero e proprio, rendono infernale, come mi accorgerò alla fine, la rientrata), mi metto subito sulla seconda sezione dell'onda a metà baia per vedere come stanno le cose. Il posto pullula di locals, di australiani in pensione e australiani in vacanza da scuola..... i locals pesano di norma la metà degli occidentali, il che in questo caso si rivela un vantaggio, visto che riescono a partire su tutto, e letteralmente li vedi fare numeri tipo aerial 360 che non avevo visto dal vivo prima.... è un attimo: la folla, particolarmente di alto livello, i wipeout dei giorni precedenti, il buco dell'ozono.... insomma mi blocco! Non riesco a partire su niente, sono in uno stato confusionale e di evidente difficoltà in quello che è sempre stato il tipico posto dei miei sogni: un point dalle onde lunghe, lente e piatte! E' come in quei sogni in cui cerchi di comporre un numero telefonico e non ci riesci mai, e ti svegli incazzato come Paperino.... Provo di tutto, alla fine resto intrappolato nell'inside proprio sulla punta, dove butto altra saponata sulle ferite del giorno prima, ma tanto ormai non sento più niente dall'incazzatura!!! Un Oz viene dalle mie parti e mi fa notare che se voglio rientrare non è quella la direzione giusta ed io, con sforzo sovrumano, evito di bestemmiargli in faccia e ribardirgli "che lo sanno pure i raccoglitori di riso da dove si rientra...". Anzi, con pazienza Zen lo ringrazio e mi rimetto a remare. E' una delle giornate piu umilianti, forse coronata da due chiacchiere scambiate con un tedesco (si, non state leggendo male) che se la surfa allegramente e mi dice che si sente un po' ancora legato visto che è la terza uscita dopo 4 mesi di inattività.... La mia autostima raggiunge la non lontanissima Fossa delle Marianne, ci mancano solo le gioppe di Kuta Beach che si fanno fa' le foto con il segno Victory con le dita in piedi sugli schiumoni... madonna quanto li odio...! Solo quando ormai decido di uscire prendo una sinistrina talmente corta che non riesco a lavarmi quel sapore amaro dalla bocca....

giovedi, 3 luglio
decido, alla luce delle debacle precedenti, di "riflettere" un po' e di passare del tempo a Kuta in alta marea. Finalmente la swell sembra essersi calmata, c'è un metrino lisciato dal costante vento offshore e, soprattutto, ci sono 13'421 persone in acqua, comprese le giapponesi di cui sopra. Poiché siamo a pochi passi dall'Hard Rock Café, mi viene da pensare seriamente che da qualche parte ci sia anche un tabellone che, come a L.A., aggiorna in tempo reale il numero di bagnanti che decidono di affrontare i frangenti insieme a me.
La giornata è decisamente piu tranquilla, anche se l'incubo delle serrande sopra la testa ricorre continuamente; in acqua c'è persino una ragazza romana che, beata lei, gira da un po' di tempo (da Byron Bay fino a non so dove....) con un MacTavish long con cui surfa decisamente con grazia e stile. Scambiamo due chiacchiere e si unisce anche un francese, Gilles, con cui faccio amicizia. Gilles vive tra Parigi e Bali, si occupa di acquistare merce da quelle parti e rivenderla, con un discreto margine, in Europa. Il mio accento stile Cluseau mi fa guadagnare un po' di compagnia per le surfate dei giorni successivi. Tra un'ondarella tranquilla e un'altra ci mettiamo d'accordo per surfare insieme i reef dell'aereoporto il giorno successivo: rendez-vous alla fine di Kuta, presso i barchini dei pescatori che per qualche Rupiah ti portano ai reef e ti vengono a riprendere ad un'ora prestabilita.


venerdi, 4 luglio
l'appuntamento con Gilles è alle 8 e mezza, il tempo di cerare le tavole e remiamo verso la barca che ci aspetta al largo. I barchini sono piccoli, più stretti dei Dhoni maldiviani, mentre ci dirigiamo verso i break ho la merda agli occhi, per dirla con un francesismo... Attraversiamo Kuta Reef che lavora un po' disturbata dal vento, Middles che invece non è male, e dopo un po' arriviamo a Airport Left, che avevo già notato al momento del touchdown dal finestrino dell'aereo al nostro arrivo. L'onda è decisamente maldiviana, una Lohi's più veloce e che spesso si riforma in una seconda sezione. Il bello è che il reef non lo tocchi mai (a meno di clamorosi wipeout o di stare nel vero inside) anche con la bassa marea. Appena sul lineup mi parte avanti una specie di Shrieck dotato di longboard, che ovviamente si frantuma subito dopo l'onda e mi liscia per benino.... questo mi blocca un po', come se non bastasse.... il mio amico francese però mi dà la carica e finalmente surfo un'onda decente, per quanto rovinata da, indovinate un po'?, un giapponese maledetto che mi parte qualche metro avanti e mi chiede scusa ignorando i miei richiami a Hiroshima molto poco politically correct.
Comunque la giornata è positiva, mi tornano in mente i giorni di Lohifushi con il rientro in Dhoni dopo le mitiche surfate a Jail's o Sultan's con il resto degli amici, che qui mi sono mancati non poco...

sabato, 5 luglio
si bissa, stessa spiaggia stesso mare, anzi quello no, visto che nel frattempo la swell ha ripreso a pompare. dai 5 piedi del giorno precedente si passa ai 6 della mattina. Le onde sono un po' piu veloci, faccio più fatica ma alla fine vengo incoronato King of Wipeouts grazie ad un poderoso tentativo di remata sul ricciolo di quella che verrà definita dagli australiani che erano li l'onda piu bella della session.... Al ritorno, sul barchino, uno di questi, Mik, guarda la mia pinna centrale da 7.5 un po' esterefatto e mi chiede "did you surf with THAT?". Rientrando a riva, mi propone uno scambio con la sua thruster 6.4 x 19 x 2,5 e li mi accorgo di quanto abbia sbagliato decisamente tavola per quelle onde: Mik ha il mio fisico, 80 kg per 178 cm, e in effetti non è poi così malaccio remare sulla sua short. Lui, al contrario, prova la mia poveretta su quello che definisce "board cracking material" e me la restituisce senza successo, dicendomi, con forte accento di Sydney bassa: "mate, yar board looks lika boaeat" ("me pare na barca", ndt)


domenica, 6 luglio
Anche a Legian beach si comincia a sentire l'arrivo della swell che, a detta delle carte su internet e dei commenti sul barchino del giorno prima, sarà ancora più grossa (qualcuno parla di 12 piedi, corre voce che abbia segnato anche Zoff su calcio d'angolo). Me la surfo comunque allegramente...


lunedì, 7 luglio
I miei programmi a questo punto sono chiari, lascio i 4 metri ai professionisti e, da "turista del surf" quale sono, mi dedico alla visita del resto di questa stupenda isola. Tappa ad Ubud, un'area non meglio definita al centro dell'isola che pullula di artisti (anche occidentali trasferitisi qui sull'eco dell'onda residuale degli hippy che popolavano Bali nei suoi anni più affascinanti, gli anni '70 per intenderci, prima che il posto cominciasse ad autodistruggersi cedendo alle tentazioni del turismo di massa, soprattutto quello australiano di "atleti" del surf e bevitori di birra ghiacciata) e visita al vulcano.

martedi
, 8 luglio
di nuovo a Kuta, visto che sia io che la dolce metà eravamo abbastanza stanchi di contrattare un "transport" verso Dreamland.... giornata ordinaria a surfare i beach break davanti all'hotel, qualche onda discreta surfata soprattutto verso la fine, e resto della giornata trascorsa tra letture in piscina e giri vari per mercatini.....



mercoledi
, 9 luglio
è il giorno della partenza, ma prima di lasciare l'hotel riesco a fare l'ultima pucciata all'alba; dall'hotel verso halfways è una passeggiata di dieci minuti.... sulla spiaggia incrocio joggers e surfisti, halways è un picco che produce sinistre e destre che non terminano in close out come gli altri posti; un'ultima ora di surf prima di congedarmi con il posto, poca gente in acqua e il magone che comincia a salire...

Conclusioni
Bali è un posto incredibile, te ne accorgi già all'arrivo in aereoporto quando, in fila per pagare la tassa di soggiorno, ti travolge la musica tipica che ti sembra proiettare direttamente in un sogno esotico, seguendoti fino all'arrivo all'hotel, quando dei ragazzi sempre sorridenti e vestiti con i sarong (pareo tipici del luogo) ti accompagnano alla tua stanza. L'architettura è indescrivibile, anche le case più umili, ma sempre rispettose della tradizione balinese, ti affascinano con i loro muri bassi, le varie abitazioni interne disposte seguendo la forma del corpo umano, il tempietto di famiglia, le statue dei mostri disposte all'ingresso a scacciare via i demoni. La gente lo è altrettanto, sempre sorridente, soprattutto davanti ad una macchina fotografica (succederebbe qui? meditate gente), sempre disponibile. Anche troppo, magari.... Le risaie del centro dell'isola ti lasciano senza fiato. Ma questo Paese, non dimentichiamolo, è comunque povero, l'isola è l'unica a religione prevalentemente induista in quello che è il paese musulmano più densamente popolato del pianeta, i rapporti (soprattutto dopo gli attentati terroristici) tra le due religioni, guarda caso, non sono idilliaci, e non per colpa dei balinesi, sembra... Quindi il consiglio più importante prima di partire, oltre a quello di preparare un thruster 6.6 stretto e veloce (e NON una single fin larga e pesante, e soprattutto NON verde...*) ed un analogo 6.4 per i giorni piu tranquilli, è quello di lasciarsi a casa lo stress, la fretta, l'ansia, la voglia di silenzio.... si, perchè a Bali non troverete il silenzio, vuoi per il ruggire delle onde che si infrangono sul reef a Ulu piuttosto che sulla secca di Kuta, vuoi per il traffico incredibile, vuoi perchè non appena atterrati sarete circondati da decine di persone che cercheranno di vendervi qualunque cosa, da un passaggio ad un day trip, da una t-shirt ad un massaggio ai piedi, dalla mariuana alle pasticche (quelli sono i più matti di tutti, visto che da quelle parti per spaccio rischiano la pena capitale....). E' vero, a volte li vorrete mandare a quel paese (Sulawesi?), ma fermatevi un attimo e riflettete meglio sui motivi della loro insistenza, e se questo non basta pensate a quanto vi costerebbe un trasporto in Taxi qui a Milano, e se neanche questo basta, fermatevi a godere del sorriso dei bambini che vi regaleranno per strada....

Al surfista che decide di fare un trip a Bali, oltre ai consigli di sopra sul quiver e sui colori degli shorts da portarsi dietro, suggerisco anche un bel bagno di umiltà prima di salire sull'aereo. L'Indonesia è terra delle onde più belle ma anche difficili al mondo, questo lo sanno tutti e in acqua il livello è impressionante; preparatevi alla folla, una folla non di boe galleggianti brave solo a raccontare quello che (non) hanno combinato in acqua, a cui siamo
spesso abituati negli spot italiani. Gli aussies sono ad un livello stellare (persino troppo, avendo trasformato il surf in uno "sport" a cui si conformano usando le stesse tavole, vestendo alla stessa maniera, facendo le stesse - incredibili - manovre, ruttando alla stessa tonalità quando bevono la loro Bintang) e sono altamente competitivi, oltre ad essere a sole 6 ore di volo da Bali. Preparatevi ad onde veloci e potenti. Qui non c'è tempo per le chiacchiere, se surfi bene rischi di prendere le onde della vita, altrimenti impari a rispettare il mare e soprattutto torni a casa con un pizzico di esperienza in più, che ti fa guardare all'orizzonte con un po' più di attenzione di prima.

Ci tornerò, magari con una casa da arredare prima o poi (i mobili indonesiani sono superbi).

PS per altre (tante, troppe) foto di Bali e Singapore, fatevi un giro tra qualche giorno sul mio fotoblog, www.blacktaped.blogspot.com



* una leggenda locale racconta che la Regina Dei Mari del Sud, come ho scoperto prima di partire ma a tavola ormai impacchettata, sia innamorata dei surfisti che portino dietro qualcosa di verde (i.e. boardshorts, lycra, o tavole....) e che li catturi negli abissi non restituendoli più alla terra.... questo spiega probabilmente l'incredibile durata di certi holdowns, dicasi SCIACQUONI, che ho raccontato sopra!

Aspettando il Paradiso

Vasto, domenica 22 giugno

Una bella giornata al Porto dove i lavori per la realizzazione del nuovo trabocco al molo sembrano per una volta aver prodotto qualcosa di decente, visto che una nuova secca dove prima non c'era granché sembra dare un po' di succo in più alle onde del Porto, giusto il minimo per far risezionare in prossimità della prima secca e regalare qualche metro di surfata in più.
Finalmente caccio fuori il Tappeto Magico, che si dimostra una tavola molto divertente ed adatta a quelle condizioni (un metrino).
In acqua un po' di folla, addirittura 4 anconetani che se la cavano decisamente con le loro shortboard e con cui chiacchiero un po', tra le altre cose, anche di Bali dove sono già stati....

Sunday, May 18, 2008

Maiale???? BUM!!!

Porto di Finale, sabato 17 maggio

La squadra è quasi al completo: Prof, Aurelio, Kakko, DB, io, il Maggiore, Joe.
La pioggia interminabile fa sperare nell'assenza di vento, VolcomBoy ci preannunica un Andora bello.... il viaggio vola veloce, con gli aneddoti del Maggiore.
All'arrivo, però, la solita via crucis: Porto di Finale ok, "vediamo com'è oltre"; Andora si presenta con un triste spettacolo di piu di 40 persone in acqua, con tanto di test drive delle Surftech, dalla prima mettiamo direttamente la retro senza neanche frenare, direzione Alassio; Alassio ci delude anche di piu, senza misura e con smerdolamento pieno.
Torniamo al Porto di Finale. La discesa al break quasi emoziona me e Kakko, che ci proiettiamo con la mente alle spiagge dell'Alaska come in Endless Summer 2. In acqua c'è solo la gang, chi si butta al centro baia, chi come me e DB punta a sinistra, di fronte alle rocce, dove per un quarto d'ora c'è da divertirsi con partenze ripide che mi regalano l'unica bella sinistra del giorno.
Surfiamo e ci divertiamo tutti:
Aurelio è un'idrovora, prende di tutto, anche le schiume, un vero robocop.
DB si diverte con le nuove tavole e fa qualche spruzzo.
Kakko è il solito divoratore di onde, ne prende tante e surfa molto bene.
Prof si diverte a centro baia, memorabile il suo "tubo" con tutto il corpo incollato sulla tavola e le solite partenze suicide
Joe si regala una bella destra con takeoff notevole e qualche altra bella onda
Sword parte bene con la sinistra davanti alle rocce ma poi fa fatica sulle destre piccole ma veloci successive.

Nel complesso una giornata che, data la mareggiata, poteva decisamente rivelarsi peggiore e che invece è stata l'occasione per stare insieme e farsi due risate, incluso il momento magico dell'arabo venditore di tappeti in trattoria che, genio e deficienza nello stesso corpo fetido di sudore, scambia la provola rubata dal piatto del Maggiore in una costoletta di maiale....

Cantabrisella mia

Santander, 30 aprile - 5 maggio

Santander è a "due passi", se non fosse che bisogna arrivare fino a Bergamo per prendere il low cost.... ma ne vale la pena: bei posti, cibo fantastico, tanti spot per tutti i gusti.
Il ponte del primo maggio lo passiamo con tavole, donne e bambini, a raggiungergi anche
Giorgia e Simone da Roma, ormai affiatato compagno di viaggio.
L'atterraggio in aereoporto è singolare, visto che si arriva sparati su una lingua di asfalto molto corta e si tira il freno a mano per mandare in testa coda l'aereoplano pronto a rullare verso il blocco degli arrivi. Il tempo di prendere le tavole e troviamo fuori Simone che ha già ritirato le tre Yaris tutte identiche che ci accompagneranno per il resto del soggiorno....

1 maggio
E' appena entrata una mareggiata piuttosto grossa (e piuttosto vicina) che butta dentro tanto per cominciare piu di due metri. Peke sfoggia la sua conoscenza del posto e ci porta in quello che resterà lo spot piu affascinante ma anche che ci resta di più sul groppone: Langre. Il promontorio ad ovest sembra fatto apposta per pulire le mareggiate piu grosse e disordinate, per regalare sinistre lunghe e pulite che quando non tendono a chiudere insieme sembrano infinite...
Ahimé decidiamo di lasciare il posto comunque, nella convinzione che nella più comoda (per chi non entra in acqua) Somo qualcosa di bello ci sia comunque.
E invece a Somo mi sembra di ritrovare il Porto di Vasto nella sua condizione tipica: mare attivo, bello grosso, e vento.... Consapevoli della cazzata appena consumata, entriamo in acqua verso El Puntal, per cercare di superare le muraglie di schiuma. Qualche ascensore per l'inferno direttamente dal settimo cielo e rientriamo, nella speranza che il giorno dopo sia migliore
2 maggio
E infatti così è: la mareggiata piano piano comincia a scadere e già se ne vedono i segni a Loredo.... lo spiaggione è ampio (di fatto un continuo di Somo) ma di picchi veri ce n'è solo uno, che però sgomitola delle sinistre che dall'acqua mi ricordano il primo giorno a Lohi's tanto tempo fa... entro, mi piazzo sulla spalla e mi cucco un sinistrone di due metri che mi fa scoprire i piaceri e le meraviglie della mia 6.4 e di quanta voglia ha in fondo di farmi girare. Poi il posto si affolla sul serio, conosciamo anche un simpatico ragazzo mezzo peruviano, mezzo parmigiano, mezzo figlio di emigranji, mezzo figlio di puttena, che quando non lavora per Telefonica in zona surfa decisamente bene; il meglio lo offre l'elefante marino cantabrico, un figuro che per tutta la vacanza ci perseguiterà con la sua lycra rossa indossata sopra la muta, tanto per apparire come un pro, e che - guarda un po' - surfa pure da pro! Tra un "hico de puta" e un altro si cucca tutte le onde piu belle e le surfa in modo davvero impressionante. Chiude la giornata surfistica l'incontro in acqua con Chris Thomson, che dopo Barbados e Cornovaglia mi ritrovo anche qui, che fa letteralmente volare un fish Surftech e, nel tempo libero, gestisce un bed and breakfast alle spalle della spiaggia.
3 maggio
Possibilmente, meglio del giorno prima... Ci rechiamo sempre a Loredo, ma questa volta parcheggiamo direttamente di fronta alla spiaggia. Giornata fantastica: onde sul metro, liscie, ma tanta gente, almeno all'inizio. Resterà agli annali per queste cose: il solito ciccione lycrato che questa volta sfoggia un longboard e si pappa il pappabile; Aurelio che parte a 300 metri dal loco-local, alias lo scemo del villaggio, che decide di cazziarlo perchè, a detta sua, gli è partito davanti e lo invita, in 15'000 parole dette a caso, ad andare ad 'imparare' più in là (evidentemente i segni dell'abbronzatura maldiviana ancora visibili sul cranio lustro del nostro Uomo non riusciva a notarli con l'unico occhio che gli restava - l'altro pareva di vetro...); l'episodio viene bruscamente interrotto dal sottoscritto che, sfoggiando una lieve inflessione vastese che gli sale inevitabile quando in odore di rissa, urla al povero cretino di andare tranquillamente a discutere fuori del problema per evitare di rompere la poesia del momento, nonchè le palle: il povero cretino continua a blaterare da solo allontanandosi verso il largo. Verrà, mi racconteranno dei pescatori, ripescato due giorni dopo e venduto a trance al mercato del pesce di Santona... (vabbuò dai.... mi sembrava buona...)
Indimenticabili, per quanto mi riguarda, altri due episodi: un'onda presa insieme ad Aurelio e terminata mano nella mano con il medesimo, proprio come Dolce & Gabbana; un'altra sinistra lunga e veloce, rubata droppando Aurelio che droppava nel frattempo Lorenzo e terminata chiamando fragorosamente l'onda a degli strani individui che stavano cercando di partirmi avanti, uno di questi indossava persino degli eleganti occhialini da nuoto.... per intenderci, il mio quarto d'ora da eroe.
4 maggio
La swell ci saluta, ce ne andiamo a zonzo a Bilbao, dove rimaniamo stupefatti dalla bellezza della città. A pranzo, ci manchiamo di rispetto coi pinchos, veramente dei capolavori....
5 maggio
E' l'ultimo giorno, l'aereo ci aspetta alle 9 di sera, Simone è già in viaggio, invece. Decidiamo di andare a caccia degli ultimi residui della mareggiata che ci ha accompagnato durante il viaggio. Un breve occhio alle carte ci spinge a tentare la penisola di Los Locos che, vista la sua configurazione, sembra in grado di raccogliere, fondale permettendo, anche le ultime tracce della swell.
Los Locos è la scoperta lastminute: in un posto fantastico, pieno di verde, bestie e strapiombi, con un'acqua trasparente che sembra quasi di stare in Sardegna. Le onde sono incredibilmente di un metro, c'è gente in acqua, qualcuno veramente bravo, qualche vecchio local, l'atmosfera è positiva. Ci divertiamo, Aurelio e Lorenzo prendono un fottio di onde, io marco la giornata peggiore da settimane.... usciamo dall'acqua con la promessa di tornare il prima possibile, ed un magone che ci accompagnerà per i giorni a seguire...

Altre foto del viaggio le trovate qua....
ed ora spazio alle auripagelle ed agli altri contributi.

Saturday, April 26, 2008

Levanto gelatinoso

segue report del prolifico Suisso, io stavo a tirà la lima in ufficio.... 'cciloro...

Levanto, mercoledì 23 aprile

La straordinaria frequenza di onde di questo periodo non va sprecata e quindi eccoci qui a raccontare una discreta giornata Levantina.

In primis è il professore che da il via al tam tam telefonico per il reclutamento di coloro che bigeranno il lavoro, ma poi l’arma gli si ritorce contro ed è costretto ad abdicare, prende il comando delle operazioni Kakko che in un attimo raccoglie un manipolo di impavidi pronti a salpare per la costa ligure.

Formazione a ranghi ridotti formata da Kakko, Maggiore e Suisso; la parola d’ordine è sempre la stessa. ORE 7 CASA SUISSO.

Si parte subito con l’immancabile frase delle partenze all’alba: “certo ragazzi che Milano all’alba…….” Una discreta nebbia meneghina rende tutto ancora più surreale. Il giustiziere dell’autostrada Kakko è meglio di un autista scandinavo e ci guida senza fare un plissè fino alla meta.

Scelta obbligatoria: Levanto, previsioni dai 5 agli 8 piedi sembrano non dare scampo ad altre località, arrivati alla sede del LPP (Levanto Parking People) dopo una prima occhiata, dubbi e incertezze ci si butta in acqua; non prima di aver sentito il maggiore sparare cazzate a raffica visto che non sa cos’altro fare dato che LUI il giorno prima era già stato li a prendere le bombe.

Appena entrati nella baietta di levante, ancora prima di capire come sarà il mare, ci ritroviamo in un mare di gelatinose meduse, brutte, viola, tumefatte....viva i calzari. Dopo un primo approccio vicino al frangiflutti ci è apparso verdone col codino che ci dice “tropp’acqua tropp’acqua” e il furbo kakko ci fa spostare ancora più verso la parte coperta della baia.

Qui finalmente si comincia a surfare, io e kakko entrambi con le short, dopo un primo timido approccio con l’onda molto tonda di Levanto (che non superava il metro o metro e mezzo), ci facciamo un bel po’ di corse alcune delle quali molto valide, gente in acqua praticamente nessuno tranne 7-8 long racchiusi in un piccolo spazio.

Il vento non previsto, rompe le palle parecchio e le onde arrivano sempre più mischiate con un alternarsi di onde buone a pause infinite dove non si combina niente.

Il maggiore (forse un po’ stanco dalla surfata di qualità del giorno prima) prende parecchie onde anche lui, tenta di partirmi in testa una volta, ma non ci riesce e seccato per non avermi preso, si infligge un punizione d’altri tempi prendendosi la sua otto piedi in faccia…. È di oggi la notizia che stavolta il setto nasale si è rotto davvero. Il maggiore è un duro, si rimetterà presto.

Della giornata resta il ritorno del sottoscritto alle prestazioni di 3 anni fa, era anche ora, mi stavo deprimendo, kakko che anche con la short fa incetta di onde con gran classe, il maggiore petulante ma sempre ganzo e una mia bestemmia tirata in autogrill con parroco a un metro…Pardon.

La pace dei vialetti di Levanto di un giorno feriale fa a pugni col traffico delirante del rientro a Milano… ma mi viene da dire: “Gang…sole…..e sei in pole position!”

Dello spot non v'è certezza

pubblico con piacere un bel reportino di Suisso della surfata di domenica 13 aprile dei ragazzi in Versilia:

Finalmente ci siamo,
dopo la super fregatura chiamata open day che mi ha fatto perdere il rientro in società di Swordfish con la 6.4 in quel di Finale, carico come una molla sono pronto per rientrare in acqua dopo 15 giorni full H-D.

Ore 7 casa Suisso e così sia; si parte presto, le squadre sono due, kakkomobile con il legittimo proprietario, Prof, Maggiore e Joe...tutti dediti al long, con la seconda macchina ci siamo io, Andrea e Federica con tavole più corte, fish per lui, io invece anche stavolta porto due tavole, short e compact disc, conscio che è una brutta abitudine da cambiare il prima possibile.

Dopo l’alternarsi di pioggia e sole durante il viaggio, la Versilia ci regala una fantastica giornata di sole…si fila dritti dritti al kakko’s break dove troviamo però un fastidioso
venticello da sud e un metrozzo abbondante in stile lavatrice degno del reparto elettrodomestici di mediaworld.

Consapevoli dell’inutilità di andare a cercare spot migliori, ci andiamo lo stesso!
Il risultato sono due ore di ricerca spot a distanze ridicole da un posto all’altro, il tutto condito da sciami di ciclisti + o – depilati e il gorgoglio di vecchie Porsche in parata a Forte dei Marmi.

Ma il morale è comunque alto, nessuno si lamenta delle due ore buttate, dopo un estenuante ricerca indovinate un po’ dove si entra? E si proprio al Kakko’s break… Impossibile is nothing!

Le ore in acqua passano senza acuti a causa di un mare che non è proprio il massimo, il Prof e Kakko in ogni caso prendono sempre una bella serie di onde, Joe si difende alla grande, io e Andrea facciamo la parte dei “ragazzini” nell’inside a cercare onde alla nostra portata, il pesce californiano fa sempre la sua porca figura, mentre il sottoscritto fatica un po’ a capire come cavarsela ma salva il salvabile, in fine il maggiore, che ormai veste di più la sua spidermuta della sua divisa da ufficiale gentiluomo, soffre un po’ la Versilia sciacquettosa che noi tutti ormai abbiamo digerito da tempo e chiude la giornata con un classico del suo repertorio “Me sono fatto un culo cosiii”

Un intuizione di Andrea ci fa spostare per l’ultima ora lontano dal moletto dove tutto migliora ma le braccia ormai sono K.O. e da li a breve apro le danze dei ritiri.

Una giornata “Versiliese marasma” come tante già viste ma con una discreta misura, in ogni caso ottimo rodaggio per il viaggio a Santander e insolazione pesante di chi scrive.

Sunday, April 20, 2008

Quo Vadis? al Kakko's break!

Ronchi, domenica 20 aprile

Era da un po' che la Versilia ci regalava dei pacchi clamorosi: onde di merda (anche nel senso del colore, belìn), giri dell'oca infiniti a cercarsi un posto bello, insomma non quella Versilia che ci ricordavamo delle belle scadute di libeccio e delle focacce al pesce spada e filadelfia di Attilio al Beat Café... (a proposito: ma che cazz di acidi ci mettono nel panino alla porchetta del mangia&tromba? ancora rutto....)
Partiamo anche questa volta con il timore di un ennesima debacle versiliese, anche se una vocina mi dice che quel fetch lungo che arriva direttamente dalla rocca di Gibiliterra, quel periodo addirittura di 8 secondi e quelle freccine da est forse forse il metrino di vetro ce lo regalano tutto stavolta.
Il tempo di arrivare al nostro break preferito da vie traverse a causa di una gara di ciclismo che tiene lontane macchine e surfisti, piu o meno, per scoprire che questa volta le aspettative vengono rispettate. Dalla macchina scendiamo come l'A-Team: io, Suisso, il Maggiore e il titolare dello spot; ci cambiamo in 4+4=8, Kakko corre a parcheggiare in centro dopo il rimprovero da parte di due moto-vigilesse locali e siamo finalmente in acqua.
La prima ora si fa un po' fatica, vuoi per gestire il peso delle singlefin, vuoi per un riflussone che fa saltellare sulle onde. Ma pian pianino le onde diventano belle, ci riscaldiamo tutti e ci godiamo un giornatone che, per quanto mi riguarda, resterà agli annali per un paio di crosstep piu o meno usciti decentemente (su uno mi so' spuntati pure i baffoni... finché non sono andato giù con il mio consueto stile a scacchiacapretto...) e per delle destre che c'ho ancora stampate in mente per come si aprivano davanti.
A proposito, questa gang si sta sfaldando, chi vola alle Maldive, chi se ne sta nella Southern California...

PS: domani lunedi tornano i maledetti, aspettiamo con ansia resoconto dettagliato di tuberides, immersioni e molestie omosessuali subite sulla barca!